29 novembre 2007

UMORISMO INGLESE

Se c'è una frase che può riassumere Londra più di ogni altra, è Mind the gap [Attenzione al dislivello].

Nata per ricordare ai passeggeri di fare attenzione allo spazio che c'è tra il vagone della metropolitana e la piattaforma, ora è un tormentone, sia tra i turisti, sia per chi vive qui.
I negozi di souvenirs sono pieni di tazze con questa scritta, chi si lamenta con un amico per il suo lavoro sottopagato, rispetto a chi guadagna cifre spropositate, si sente dire Eh, mind the gap. La differenza tra chi vive in quartieri belli e chi sta in brutte zone, chi mangia in ristoranti di classe e chi in fast food, chi si veste bene e chi no, chi fa un lavoro piacevole e chi si spezza la schiena, tra un telefilm bello e uno brutto, è tutto gap: Mind the gap.

Dal 1999 la voce ufficiale di Mind the Gap è Emma Clarke, che ha prestato il suo talento anche per la maggior parte degli altri annunci nelle stazioni della metropolitana di Londra.

Qualche giorno fa è uscita la notizia che ha registrato alcuni finti annunci per la metropolitana, e li ha pubblicati sul suo sito.

Per chi capisce l'inglese e conosce un po' Londra, consiglio di andare su questa pagina, e farsi un giro sul sito: è molto divertente.

Di seguito riporto quelli che mi sono piaciuti di più:

  • Il passeggero con la maglia rossa che fa finta di leggere il giornale, ma che in realtà guarda il petto di quella donna è pregato di smettere: non inganni nessuno, pervertito.

  • Si fa notare ai passeggeri che lo zaino del signore con la barba contiene solo alcuni panini e una tessera della biblioteca, e non c’è motivo di preoccuparsi.

  • Il passeggero con il vestito a righe e gli occhiali da 1.000 sterline che ovviamente lavora nei media è pregato di fare un passo avanti verso il binario, quando passa il treno. Grazie.

E ora la mia preferita:

  • Si ricorda ai passeggeri che come tutti gli artisti specializzati nella voce fuori campo, probabilmente sono molto lontana da come mi immaginate, e la realtà potrebbe essere un po’ deludente.
Dopo che è uscita la notizia di questi finti annunci, Emma Clarke è stata licenziata.

COME FANNO I COMPROMESSI GLI INGLESI


Malgrado ormai sia a Londra da 2 anni, la mentalità degli inglesi continua a stupirmi.

Kirsty Oldfield è una ragazza di 17 anni, i cui genitori sono mancati a poca distanza l'uno dall'altro. Lei cerca di superare tutte le difficoltà, ma i suoi problemi economici le stanno impedendo di continuare a studiare.

Fino a poco tempo fa prendeva un sussidio, ma visto che lavorava part time in un ristorante, gliel'hanno tolto.

Il suo consulente per il sussidio ha consigliato alla 17enne di farsi mettere incinta, ma lei vuole studiare psicologia, e considera questa soluzione come sprecare la sua vita.

Questo, a quanto pare, è il modo in cui gli inglesi intendono un compromesso.

Mi colpisce l'indifferenza con cui chi ha scritto l'articolo riporta il consiglio che quel professionista (e persona di cui lei si dovrebbe fidare) le ha dato, invece di scrivere in stampatello il suo nome e dargli pubblicamente dell'idiota.

11 novembre 2007

MIGRANTE PER FARE CINEMA

Di seguito riporto l'intervista che Riccardo Santagati mi ha fatto di recente, pubblicata venerdì 9 novembre 2007 su La Nuova Provincia.

Potete trovare l'originale clickando l'immagine a fianco, o qui.


L'avventura di Bartolo Ansaldi, regista e scrittore astigiano
di Riccardo Santagati


Bartolo ha un grande obiettivo, lavorare nel cinema e diventare uno scrittore di successo. Astigiano, 26 anni, una laurea in tasca e tanti lavori alla spalle (tra cui una collaborazione con l’emittente radiofonica Primaradio), un giorno decide di fare la valigia e buttarsi a capofitto in un'avventura, lasciando l’Italia per trasferirsi a Londra, dove i sogni, se ci si crede davvero, possono diventare realtà.
Straniero in una terra dove nessuno ti regala nulla, Barty sperimenta le difficoltà che tanti migranti vivono venendo in Italia per realizzare le proprie aspirazioni.
Sono passati oltre 2 anni dalla partenza di Barty e ora, dopo aver scritto e diretto il suo primo cortometraggio e aver terminato un romanzo, torna regolarmente adAsti a trovare la famiglia ma con l’intenzione di continuare la sua avventura inglese dove l’aspettano nuovi emozionanti progetti.
Abbiamo incontrato Bartolo durante una breve vacanza trascorsa recentemente in città.

Dai tempi di Primaradio ne è passata di acqua sotto i ponti. Cosa ricordi di quel periodo?
La radio mi ha dato le basi che volevo, soprattutto il contatto con gli ascoltatori, la gente e il pubblico. Lavoravo alla regia di un programma che parlava di cinema e l’argomento mi aveva incuriosito così tanto che decisi di tentare quella strada. In Italia non è stato facile. Ogni volta che toccavo l’argomento mi sentivo rispondere che era difficile, impossibile, che bisognava avere le giuste conoscenze. Impossibile? Non era quello che volevo sentirmi dire e dovevo trovare il modo di provarci.

Perché ti dicevano che era impossibile?
Chissà la solfa era sempre la stessa: con tutti quelli che ci sono figurati se vanno a prendere proprio te.

Dopo la radio cosa hai fatto?
Ho lavorato in molti settori. Sono stato impiegato nella vendita di prodotti per una famosa marca di aspirapolveri e lì mi hanno insegnato a vincere la timidezza e ad affrontare gli estranei. Poi ho lavorato in un villaggio turistico come tecnico del suono. Ero impegnato per 18 ore al giorno in questo piccolo mondo. E’ stato allora che ho sentito che mi mancava qualcosa, una preparazione culturale più completa e quindi, nel 2001, mi iscrissi all’Università di Trieste dove ho seguito un corso di studi per 3anni, ho lavorato per Radio Attività e per un importante ufficio stampa, “Volpe e Sain” che ha rappresentato un’esperienza molto significativa.

E l’Università?
E’ stato un periodo bellissimo ma speravo di trovare qualcosa che mi desse più stimoli. Troppa teoria e poca pratica. Così nel 2005 decisi di fare il grande salto e di lasciare l’Italia per trasferirmi all’estero.

Perché hai scelto proprio Londra?
Ho sempre avuto interesse per i media. Il mio scopo era quello di diventare scrittore e regista. Inoltre era il periodo in cui volevo approfondire la mia conoscenza dell’inglese.

Straniero in terra straniera. Cosa hai fatto appena arrivato in quella metropoli? Come te la sei cavata?
Mi sono subito accorto che Londra non è facile per nulla. Cioè se il tuo fine è quello di lavorare nei ristoranti non c’è nessun problema ma per il resto nessuno ti regala nulla, neanche una possibilità. A Londra la concorrenza è disumana. Ci sono migliaia di persone che sanno fare quello che sai fare tu e che cercano di fregarti l’opportunità di emergere. Ho però scoperto che ci sono due cose che amano gli inglesi: un buon curriculum e il networking. Più si fa esperienza da mettere sul curriculum e più aumentano le possibilità di essere presi in considerazione, un po’ come in Italia, ma il networking è ancora più importante. Si tratta di socializzare con le persone giuste durante un evento di un certo rilievo che ti permette di fare nuove conoscenze nel settore dove vorresti lavorare.

A Londra cosa ti ha affascinato nei primi giorni di permanenza?
Mi ricordo che stavo ore in metropolitana a leggere le pubblicità. Le vedevo e le trovavo bellissime. Tra l’altro avevo appena contattato la BBC per chiedere consigli su come entrare nel mondo delle comunicazioni e fui sorpreso nel ricevere una risposta tempestiva e un sacco di documenti utilissimi. Avevo fatto la stessa domanda alla Rai e sto ancora aspettando la risposta.

A Londra hai potuto scrivere il tuo primo libro, “Il Maresciallo”. Di che parla?
L’avevo iniziato in Italia ma l’ambiente londinese mi stimolò la creatività e arrivai a scriverne 60 pagine al giorno. Volevo fare un ibrido tra romanzo e sceneggiatura e ho preso in prestito tante storie che avevo sentito raccontare dai miei amici, mescolandole tra loro con fatti di cronaca vera.
Direi che si tratta di un gangster book, una commedia gangster.

Come sei arrivato a realizzare il tuo primo cortometraggio?
Attraverso il networking ho conosciuto un musicista che mi ha portato alla prima cinematografica di un cortometraggio realizzato da un¹amica. Lì ho trovato persone che mi hanno sostenuto nel progetto e ho iniziato a lavorare a “Who was there” (Chi era, in italiano ndr). La prima grande difficoltà, poi superata con l’ostinazione, fu quella di ottenere i diritti di una canzone cantata da Nancy Sinatra, figlia di Frank. Si trattava di “How does that grab you darlin’?”. Dovevo avere quella canzone altrimenti non avrebbe avuto senso fare il cortometraggio. Ho quindi iniziato a cercare il modo di contattarla e per farlo sono passato da una radio di Roma che era in contatto con il responsabile italiano che cura gli interessi di Nancy Sinatra. Ovviamente questa persona, essendo in Italia, mi rispose segandomi le gambe. Disse che era impossibile avere quei diritti e che contattare la cantante sarebbe stata una cosa assurda. Così, risalendo ai responsabili europei dei diritti, sono riuscito ad ottenere l’uso della canzone per un anno.

Di che parla il tuo corto?
Prevalentemente parla di un tradimento. E’ stato girato a basso budget ed è disponibile su internet gratis. Il film è on line sul sito della casa di produzione che ho fondato con altri colleghi, http://www.bisonproductions.net/. La nostra scelta è quella di sviluppare nuovi progetti, puntando sulle idee che ci vengono proposte, soprattutto dai giovani.

Hai anche lavorato per Discovery Channel, vero?
C’era un'azienda di Londra che cercava un responsabile per curare la promozione in Italia di un documentario sugli Ultras per l’emittente Discovery Channel. Così ho colto al volo l’occasione.

Hai un tuo blog dove poter seguire le avventure londinesi e i prossimi lavori che farai?
Sì, l’ho creato in una notte e mi serve per comunicare con chiunque voglia rimanere in contatto con me o proporre nuovi progetti. Mi trovate all’indirizzo http://ancorabrucia.blogspot.com/

02 novembre 2007

CHI ERA / WHO WAS THERE - SLIDE SHOW

Queste sono alcune foto sul set e dietro le quinte del cortometraggio che ho scritto e diretto, Who Was There - Chi Era.

Sono state scattate da Dylan Woolf e Alina Zardo.







Per chi ne vuole sapere di più, ci sono maggiori informazioni sul sito della Bison Productions di Londra.

25 ottobre 2007

BASTA CON QUESTA STORIA CHE GLI INGLESI SONO FREDDI

Ieri sera (24 ottobre 2007), Kate McCann, impegnata nelle ricerche di Madeleine, è andata in onda su un programma di Antena 3 per sensibilizzare gli Spagnoli e chiedere loro di aiutare lei e il marito nella ricerca della figlia, di 4 anni, scomparsa 6 mesi fa in Portogallo.
Nell'intervista ha dichiarato:

"La nostra vita non è altrettanto felice, senza Madeleine".

16 ottobre 2007

SEX AND THE CITY: LA FRENESIA PRIMA DEL FILM

Non so come funzioni nel resto del Mondo, ma da un po' di tempo a Londra nei 3 quotidiani gratuiti principali (Metro, Lite, The London Paper) non passa giorno senza parlare di Sex and the City - Il Film.
Anche se sono un fan del telefilm, ad attirare la mia attenzione è stata circa una settimana fa la foto a sinistra di Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker).

Secondo la didascalia era una foto rubata sul set del film, tra una ripresa e l'altra.

Ma diciamoci la verità: Sarah Jessica Parker in questa foto è troppo bella per non essere sicuri che è stata scattata da un fotografo professionista, apposta per la campagna pubblicitaria del film.
Ogni giorno, quando apro i giornali, non mi chiedo quali saranno le notizie, ma dove avranno messo le ultime indiscrezioni su Sex and the City.

E puntualmente c'è una notizia sul film. A volte è un articolo, molto più spesso è una nuova foto rubata, con didascalia: Carrie e Miranda beccate a fare uno spuntino al ristorante, Guardate come sono vestite bene, e le quattro amiche, con borse, a fare shopping, Carrie vestita da sposa esce da una macchina (Ma sarà la volta buona o è solo un sogno? E sarà proprio con Big?) e le sue amiche vestite da damigelle. Avete visto Carrie bruna, con quei vestiti strani? Lei è sempre al top della moda, ma come farà?

Tanto impegno da parte dell'ufficio stampa di Sex and the City è ammirevole: sfoggiano una potenza di fuoco che non avevo mai visto prima, centellinando quotidianamente nuove foto rubate, e mantenendo molto vivo l'interesse sul film, spacciando per indiscrezioni piccanti delle semplici foto che vengono distribuite ai giornali.

Ma perché? Il film esce nel 2008, come mai generare tutta questa crescente voglia di Sex and the City, simile a una frenesia natalizia, quando basterebbe pubblicizzarlo un paio di mesi prima della sua uscita, attraverso i soliti trailer cinematografici?

Forse la risposta mi è arrivata oggi, sulle 2 pagine centrali di Lite, il cui titolo dice Metti un po' di Sex nel tuo look da ragazza City, sottotitolo Dove comperare le strane cose di Carrie.

In queste 2 pagine ci sono diverse foto rubate di Carrie, con foto degli articoli singoli: maglie, calze, scarpe, borse... ognuno ha i prezzi, le marche, i siti internet e dove fare gli affari, come la borsa a forma di Tour Eiffel di 1.250 sterline (1.789 euro) e la versione per poveracci, senza cristalli, a 165 (236 euro).

Insomma, se non fossi certo di aver letto articoli giornalistici scritti per informarmi, direi proprio che questa e tutte le indiscrezioni trapelate nelle settimane scorse sono una spudorata pubblicità, architettata con cura per fare un piacevole lavaggio del cervello, abbastanza lento perché in pochi se ne accorgano, per far crescere in ogni donna il desiderio di essere come Carrie.

Pagando salato per diventarlo, ovviamente.

E qualcuno aveva paura della pubblicità occulta nei film...

15 ottobre 2007

EVVIVA IL SARDO OBBLIGATORIO A SCUOLA

Il nostro dialetto è l'unico in tutta Italia a essere una vera e propria lingua, dicono in Piemonte, Veneto, Friuli, Sicilia e Sardegna (non conosco le altre regioni).

Ora leggo che presto in Sardegna sarà obbligatorio lo studio del sardo.
Questo in realtà sembra essere l'unico dialetto che può effettivamente definirsi lingua, perché non centra niente con l'italiano.
Ciò nonostante, mi chiedo se rafforzare ulteriormente l'identità culturale di una regione che per motivi geografici e sociali è lontana dal resto dell'Italia non sia più un male che una risorsa. Proprio per queste sue differenze, forse sarebbe meglio sottolineare i punti che la Sardegna ha in comune col resto d'Italia, piuttosto che cercare le differenze.

Voglio dire, non capisco perché studiare il sardo: nel resto d'Italia si parla italiano, e in Sardegna è così diffuso che lo mettono nelle scuole.
Davvero, qual è il punto?

Ultimamente curo le Pubbliche Relazioni per una società di Londra, e tra i miei compiti devo contattare diverse importanti aziende italiane.

Rimango sempre sconcertato da quanto é basso il livello di inglese nei centralini automatici: pronuncia sbagliata ed errori di grammatica fanno scendere a ogni parola la stima che ho avuto per quelle aziende.

Una società di cui non faccio il nome perché é molto conosciuta ha toccato l'apice, facendo dire alla ragazza registrata nel centralino automatico To speak to Bla Bla Bla press the number one (Per parlare con Bla Bla Bla premere uno). Versione corretta: To talk to Bla Bla Bla dial one, quindi almeno 3 errori in un colpo solo (ma il mio inglese non é perfetto, magari mi é sfuggito ancora qualcosa).

E le persone che parlano in inglese nel centralino automatico sono (o dovrebbero essere) scelte tra tante altre, per la loro conoscenza della lingua.

La cosa davvero strana è che quando selezioni la lingua inglese e premi il tasto che ti interessa, dopo ti rispondono in italiano.

Ecco, sento parlare molto spesso in Italia di studiare il proprio dialetto a scuola, ma nessuno pensa di migliorare lo studio dell'inglese, che per noi italiani é molto lacunoso.
Credetemi, io vivo a Londra, e sapere l'inglese é importante.

Ancora più importante che sapere il sardo.

13 ottobre 2007

MUSULMANE GIOCANO A TENNIS

2 ragazze musulmane a Londra giocano a tennis.


12 ottobre 2007

SALVE, SONO UN FAN ENTUSIASTA

Lo scopo della pubblicità è far parlare di un prodotto. Più se ne parla, più diventa bello/utile/indispensabile, e non importa se lo è veramente.

A volte le aziende nascondono la loro pubblicità, pensando di colpirci a un livello psicologico ancora più profondo. È il caso della pubblicità occulta di cui ha parlato spesso Striscia la Notizia, dove in alcuni film si vedono marchi famosi, auto, bibite, vestiti e altro.

Il motivo è ovvio: fare un film costa un sacco di soldi, e trovarli non è facile.

Non c’è poi molto di immorale, a pagarsi un po’ di spese facendo qualche pubblicità, soprattutto pensando che negli Stati Uniti è una cosa legale. In Inghilterra la chiamano pubblicità indiretta.

C’è un altro tipo di pubblicità, molto più subdola, e che in pochissimi conoscono.

Poco tempo fa vengo contattato da uno studio che ha curato diverse campagne pubblicitarie importanti, tra cui quella per il film L’Illusionista, con Edward Norton, per collaborare a una nuova campagna pubblicitaria. Per vedere se sono la persona che cercano, mi inviano una simulazione con Pirati dei Carabi – La Maledizione del Forziere Fantasma, con Johnny Depp.

Il mio compito è scrivere un post, come quello che state leggendo, in cui parlo del film. Ovviamente, una volta accettato il lavoro verrò pagato per farlo.

Riporto e traduco alcuni passi delle loro linee guida:

Obiettivi:
- Generare un chiacchierio positivo riguardo l’uscita in DVD del film, concentrandosi sulla qualità tecnica della versione in dvd e i contenuti speciali.
- Entrambi questi obiettivi devono essere raggiunti in un unico post, che è il punto di partenza.


Linee guida e personalità:
Il tuo post non deve essere riconosciuto come ‘pubblicità’: deve essere molto sottile – sei semplicemente un fan del film e sei felice che ora sia disponibile in DVD, e vuoi condividere la tua opinione.


Io ho rifiutato questo lavoro, e ho scritto loro perché non avrei completato la simulazione.
Un conto è la pubblicità, un conto è demolire tutta la fiducia che abbiamo negli altri.

Pensateci, la prossima volta che un amico vi scrive di quanto è bello un film che ha visto, quanto gli piace un videogame o quanto è bravo un certo politico: forse qualcuno gli ha dato dei soldi per scrivervi quella e-mail.

E a proposito: in questo post in apparenza sulla pubblicità subdola ho nominato 2 film. Secondo voi sono stato pagato per farlo?


28 settembre 2007

CHI ERA - WHO WAS THERE

Questo è il cortometraggio su cui ho lavorato duro per almeno sei mesi, e ne sono molto orgoglioso, perché in tanti mi avevano detto che sarebbe stato impossibile.

E' una storia d'amore, ognuno può interpretarla come vuole.

E' prodotto dalla Bison Productions di Londra.

La crew ha lavorato con energia e passione.

Gli attori sono Ulrika Belogriva e Marc Mulcahey, la musica iniziale è del mio amico Gabriel Currington, e quella dei titoli di coda di Nancy Sinatra (proprio la figlia di Frank).

Il film è stato montato da David Butler, e la copertina è di Dylan Woolf.

E ovviamente, è scritto e diretto da me: Bartolo Ansaldi.

Grazie a tutti, e spero che quelli che non ho nominato non se la siano presa.
Ma tanto, per la maggior parte non parlano italiano.

Ora è il momento di un altro progetto.

Who Was There - Subtitled Italian Version

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Se sei un produttore o un regista, lavori in qualche festival del cinema o vuoi contattarmi per una collaborazione puoi farlo clickando qui.

RIFORMA DELLA SCUOLA: EH, COME NO?

Sto leggendo un articolo su Kenneth Arrow, premio Nobel per l’economia nel 1972, inventore della teoria che l’autore chiama “Teorema dell’inizio in testa”.

Immaginando una corsa dei 100 metri in cui l’obiettivo sia far arrivare tutti i partecipanti più o meno allo stesso modo, invece di ostacolare i più veloci durante il percorso, si fanno mettere un po’ più in dietro.

In economia vuol dire tassare una tantum qualcuno che rientra in certi parametri, come guadagnare tanto. In questo modo è costretto a pagare, ma è comunque incentivato a continuare a guadagnare. Il sistema funziona meglio delle normali tasse sul reddito, che possono spingere a lavorare meno, e quindi guadagnare meno, per pagare meno tasse.

Questo mi fa venire in mente quando andavo alle superiori (le ho finite nel 2000). Uno dei motivi per cui andavo male a scuola erano i corsi di recupero: ci fermavamo il pomeriggio per riprendere il programma dell’anno prima, e poi dovevamo preparare un’interrogazione sull’anno passato.
Tornavamo a casa nel tardo pomeriggio, stanchi, e con ancora tutti i compiti e le interrogazioni da preparare per il giorno dopo. Allora finivamo per lasciar perdere qualcosa e sperare nella fortuna. Venivamo interrogati su materie che non eravamo riusciti a preparare, eravamo insufficienti e dovevamo andare anche al corso di recupero di quella materia: altri pomeriggi passati a scuola e sempre meno tempo per rimettersi al passo, con in più molto programma da recuperare. Era un circolo vizioso, un sistema fatto per aiutarci, ma che ci affondava sempre di più, e che spesso ci costringeva anche a mettere da parte materie che ci interessavano ed erano più utili, come le lingue, a beneficio di altre.
Avevamo un debito, va bene, ma quel sistema era più simile al prestito a usura.

Ora che è passato tanto tempo e sono un insegnante a mia volta, sono convinto che fosse sbagliato, perché svantaggiava chi era già debole.

Sfido chiunque a ricordarsi cos’ha studiato a scuola, dopo che l’ha finita da qualche anno. Io ho fatto spendere un sacco di soldi alla mia famiglia in lezioni private di latino e matematica, e non ho mai capito cos’è una funzione e a cosa serve; all’inizio delle superiori ho fatto 2 anni di diritto di cui è sparita ogni traccia negli anni successivi, e mi sono rotto la testa a ricordare la genealogia e le date degli Hoenzollern (dinastia tedesca del Medioevo), di cui ora non so nulla.

Quello che ci vorrebbe è un programma personalizzato: stringere il campo ed escludere le cose inutili, per permettere anche a chi va male a scuola di andare allo stesso passo degli altri, e approfondire argomenti di interesse con gli studenti che lo permettono, per esempio in cambio di voti più alti.
7 anni dopo la fine delle superiori, non c’è differenza tra me che andavo male e chi andava bene a scuola, quindi qual è il senso di studiare in modo così approfondito cose che non interessano?

Ogni materia comporta per uno studente molta energia da spendere, e quindi si dovrebbero selezionare meglio le cose da fare a scuola, con un occhio particolare verso il mondo del lavoro, visto che nei tanti colloqui che ho fatto, nessuno mi ha mai chiesto di tradurre dal latino o risolvere una funzione.
Non sono contro la letteratura latina: sono contro il farla in latino. Non sono contro lo studio di Dante, sono contro il farlo nell’italiano del 1300, invece di tradurlo una volta per tutte. Una cosa è cultura, l’altra è un dispendio inutile di energia, che si potrebbe dedicare invece allo studio di una lingua straniera, o all’informatica, perché sono soprattutto queste le cose che contano in un normale colloquio di lavoro, e magari dare la possibilità agli studenti di fare esperienze lavorative pratiche, in modo da essere avvantaggiati quando cercheranno lavoro.

Si parla tanto di riforme della scuola, ma mi sembra solo una discussione intellettuale, fine a se stessa. Forse il modo migliore per iniziare a cambiare qualcosa sarebbe porsi delle domande semplici:

Cosa serve nella vita?
Cosa possiamo dare agli studenti, per aiutarli a ottenerlo?
Perché è importante studiare questa cosa?

Che eliminare il latino porterebbe disoccupazione tra gli insegnanti della materia, come spesso ho sentito, non è una risposta accettabile.


27 settembre 2007

DISCOVERY CHANNEL - ULTRAS NEL MONDO: CURVE INFUOCATE





“Ultras nel mondo: Curve Infuocate” racconta la cruda realtà delle tifoserie calcistiche Ultras e degli scontri dentro e fuori le curve. Danny Dyer, attore del film Football Factories, va alla scoperta delle tifoserie più note, violente ed organizzate di tutto il mondo ed in diretto contatto con gli Ultras ne svela le verità più nascoste e violente. La serie esplora la storia delle tifoserie
ultras, il loro sviluppo in ogni paese e come le tensioni razziali, sociali e religiose giochino un ruolo determinante nell’aggravare il fenomeno. Il programma mette in luce come, nonostante lo sforzo delle autorità nel controllare il fenomeno, ci sarà sempre una piccola parte di tifosi pronti a
combattere ad ogni costo".


26 settembre 2007

INSULTATE LA NOSTRA INTELLIGENZA

Se passate da Londra e decidete di prendere un caffè caldo take away, fate attenzione a non scottarvi.

Questa può sembrare un’ovvietà, ma è proprio quello che c’è scritto sulla mia tazza in poliestere: piccolo, di traverso, in marrone su sfondo marrone.

E, ironia, per leggere mi brucio.

Può sembrare altrettanto ovvio che non è una buona idea usare l’asciugacapelli sotto la doccia, ma in Inghilterra alcune case produttrici di fon lo scrivono sulla scatola.

No, gente, con la sicurezza non si scherza: toccare i cavi vicino alle ferrovie provoca istantanea morte, e chi sarà trovato a farlo verrà perseguito.

È davvero necessario sottolineare che uno shampoo per cani non è adatto come mangime per pesci?

La risposta più ovvia è che tutto nasce dall’ossessione delle grandi aziende di tutelarsi da cause stupide e dispendiose, come sui pacchetti di noccioline su cui scrivono “Attenzione: contiene noccioline”, o su quelli di sigarette, che nuociono gravemente alla salute, e se vi ammalate, loro ve l’avevano detto.

Il fenomeno, però, inizia a estendersi, toccando aree che non dovrebbero essere coinvolte.

La Plain English Campaign, un importante gruppo di consumatori che combatte per una comunicazione pulita e un buon uso dell’inglese, ha recentemente accusato la polizia dell’Hertfordshire (vicino a Londra) di appendere cartelli su cui scrive ovvietà, come “Attenzione, strada bagnata quando piove”, o “Paga per la benzina”, o ancora “Non commettere crimini”.

Secondo una portavoce della polizia, dall’aprile 2007 circa 2.000 persone nell’Hertfordshire non hanno pagato per il loro carburante, e questa campagna, che fa parte di un progetto nazionale, ne ha dimezzato il numero. La donna sostiene che questi cartelli non fermeranno i criminali incalliti, ma potrebbero far pensare due volte chi si sente nervoso.

Per la Plain English Campaign, invece, questi cartelli sono buffi, ma inutili, e ha iniziato una campagna chiamata “Offendete la nostra intelligenza”, in cui raccoglie molti dei più strani avvisi in circolazione.

Di seguito ce ne sono alcuni:

- Non indicato ai bambini di 36 mesi o inferiori” (Su un biglietto di compleanno per un bambino di un anno).
- Non usare per asciugare animali (Nel manuale di un microonde).
- Attenzione: non infilarsi dentro questa borsa e chiudercisi dentro. Farlo causerà lesioni e morte (Un’etichetta dentro una borsa protettiva per oggetti fragili, grande 15 cm x 15 cm x 12 cm).
- Attenzione: è stato scoperto che provoca il cancro nei topi da laboratorio (su una scatola di veleno per topi).
- Non può essere fatto non velenoso (sul retro di un contenitore di fluido antigelo).
- Solo per uso interno ed esterno (su una stringa di luci di Natale).
- Non girare al contrario (sul fondo di una scatola per dessert del supermercato).
- Non prendere il mouse per il cavo o tirarlo ai colleghi (da un manuale per computer).
- Rimuovere l’involucro, aprire la bocca, inserire il muffin, mangiare (Istruzioni sul pacchetto di un muffin).
- Suggerimenti per l’uso: Scongelare (su una cena surgelata).


TONY BLAIR - THE MUSICAL

Per vedere questo articolo pubblicato su Panorama clicka qui.

Il festival dell’arte più importante del Mondo si trova a Edimburgo, e ha luogo le prime settimane di agosto. Durante questa manifestazione la capitale scozzese si riempie di turisti dal Regno Unito e tutto il Mondo, e ospita molti degli spettacoli teatrali più significativi della
stagione successiva.


Quest’anno i lavori presenti al Festival hanno toccato la cifra record di 2050.


Tra questi, 2 in particolare hanno attirato l’attenzione dei Media: a distanza di poche settimane dall’uscita di scena del Primo Ministro Tony Blair, 2 musical raccontano la sua esperienza,
come politico e come persona.


Tony! The Blair Musical è realizzato da una compagnia di studenti, e vuole essere il più divertente dei 2, con un Blair che chiede consigli al fantasma della principessa Diana e canta sommessamente “Sono Evita Peron”.


Tony Blair The Musical è realizzato da una compagnia professionale. Essendo un musical, anche questo spettacolo è leggero, ma vuole ripercorrere le tappe fondamentali degli ultimi
10 anni di governo di Tony Blair.


L’idea di usare un musical per fare satira politica è interessante e originale, e avere come protagonista l’ex Capo del Governo è ardito, ma a colpire i vari esperti di politica, di comunicazione e di spettacolo è il fatto che gli autori siano molto giovani, mentre da parte dei professionisti della satira c’è una relativa quiete.


James Lark, autore, compositore e attore di Tony Blair The Musical, aveva 17 anni nel 1997, quando Blair è salito al Governo.


Insieme, abbiamo parlato di creatività e di ciò che uno spettacolo con queste caratteristiche dovrebbe lasciare al pubblico.


L’idea gli è venuta molto tempo fa. Ascoltando le parole del Primo Ministro, Lark è rimasto affascinato dalla sua retorica, fatta per appassionare il popolo e infiammare gli animi: “He didn't come into politics to change the Labour party – he came into politics to change the country…” [Non è entrato in politica per cambiare il partito Laburista – è entrato in politica per cambiare il Paese…], recita il sottotitolo dello spettacolo. Il grosso del lavoro di Lark è stato proprio riportare queste frasi in musica, lasciandole il più vicino possibile alle originali. Secondo
Lark, Blair sentiva il bisogno di farsi amare, e le aspettative del popolo erano alte perché lui stesso le rendeva alte. Quello che l’autore ha voluto fare è stato adattare la musica alle parole, e non viceversa.


James Lark si considera socialista, e quindi condivide almeno in parte le idee di Blair, ma non importa cosa si pensi di lui: è stato un uomo carismatico, che ha saputo guidare e cambiare una nazione, e questo musical vuole rendere omaggio alla sua storia, con obiettività, mettendone in luce tutti gli aspetti più importanti: come ha saputo reagire alla morte della principessa Diana e allo stesso tempo l’errore della guerra in Iraq (con la canzone “Oh! What a lovely war against terrorism” [Oh! Che bella guerra contro il terrorismo”].


Secondo Lark, questo spettacolo è fortemente politicizzato, ma non emette giudizi morali: lascia che sia il pubblico a decidere cosa pensare, e spera che nei prossimi anni servirà anche da memoria, per insegnare a chi ora è troppo giovane per aver capito qual è stata l’importanza dei 10 anni di governo di Tony Blair.


Un servizio della BBC.


Il video Party’s over.


IN INGHILTERRA MOVIMENTI PER ABOLIRE IL CANONE TV

Per vedere questo articolo pubblicato su Panorama clicka qui.

Da diverso tempo in Inghilterra si stanno sviluppando movimenti di consumatori che chiedono l’abolizione del canone BBC (la tv di stato del Regno Unito), e il numero degli articoli pubblicati in proposito sui giornali è impressionante.

È una questione che sicuramente riaffiorerà anche in Italia, per quanto riguarda la RAI: con lo sviluppo di offerte che danno la possibilità di avere accesso a pagamento a un numero
praticamente illimitato di canali digitali, cittadini, giornalisti e politici si chiedono perché dover continuare a pagare il canone.

A queste nuove tendenze, dettate da un mercato che sta cambiando, la BBC risponde con una disarmante linea dura, molto lontana dalla sua fama di emittente liberale, e lascia trasparire un volto oscuro. Anche se con il crescere di questi movimenti il Governo si è ammorbidito, e ora tende a punire con una multa chi guarda la tv senza pagare il canone, nel 1995 ha mandato in prigione 235 persone, trattandole come criminali, perché non avevano pagato una tassa sulla
tv.

Con 500 milioni di sterline (750 milioni di euro) in 10 anni, trovare i trasgressori è diventata un’attività a se stante. La BBC ha appaltato i lavori alla società The Capita Group, i cui dipendenti hanno facoltà di pubblico ufficiale, con la possibilità di richiedere un mandato per un’ispezione in casa.

Questa società cerca chi non paga la licenza, con un particolare interesse verso i ceti più deboli, come gli studenti, e intensificando le ricerche nelle aree più povere delle città.

Attraverso dispositivi in furgoni che girano per le strade, è in grado di captare un segnale emesso dai televisori, e quindi trovare con precisione ogni apparecchio senza licenza.

Di qui, campagne pubblicitarie intimidatorie che scrivono sui cartelloni stradali quante case ci sono in una certa via senza licenza tv.

Per molti, questa è solo una vecchia, brillante idea messa in giro allo scopo di spaventare, e l’unico vero modo che i tecnici hanno per controllare è confrontare l’indirizzo a cui è registrato il televisore, con la rispettiva licenza.

Ma se la storia fosse vera, Bryan Appleyard, del Sunday Times pensa che dare tutto questo potere a una compagnia privata sia un’incredibile violazione della privacy, e in una società molto preoccupata per il grandissimo numero di telecamere che le forze dell’ordine usano per proteggere i cittadini, è allucinante come nessuno protesti per tutto l’abuso di potere lasciato a chi si occupa delle licenze tv.

I consumatori vorrebbero che la BBC usasse metodi più moderni: tassare il segnale, e non gli
apparecchi.

Per la legge britannica chi usa il televisore solo per vedere dvd, o giocare coi videogames non ha bisogno della licenza tv, ma per la BBC e la TVLA (Television Licensing Agency) ogni televisore ha il potenziale per ricevere il segnale, e quindi bisogna pagare.

Il sito ufficiale per la licenza tv, nella sezione che riguarda i non vedenti, specifica che l’individuo è tenuto a pagare una licenza anche se usa un lettore dvd. Poi, data la sua condizione di non vedente, ha il diritto di chiedere una riduzione del 50% sul costo della licenza, e pagherà 67,75 sterline (circa 102 euro) se la tv è a colori, e 22,75 (circa 34 euro) se è in bianco e nero.

Ma se non ci vede…


COSA METTETE SU INTERNET

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Quest’anno l’Università di Oxford, per scoprire chi festeggia dopo gli esami sporcando la città buttandosi addosso farina, uova e spumante, ha usato Facebook: un sito molto diffuso soprattutto tra gli studenti, per mettere in comunicazione facilmente amici reali e virtuali, e pubblicare messaggi e foto.

Alcuni giorni fa Alex Hill è stata multata di 70 sterline (circa 105 euro) con un’e-mail in cui l’Università riportava i link a 3 foto che la ragazza aveva pubblicato sul suo spazio web, che la ritraggono coperta di farina.
Lei sostiene che il suo profilo è accessibile solo ai suoi amici, e che l’intromissione dell’Università è una violazione della privacy.
Ancora più strano è il caso di un altro studente, che prima ancora di mettere piede in aula è stato multato di 40 sterline (60 euro) per aver impostato un evento invitando le persone a venire e coprirlo di schifezze.
Ma questi non sono i primi casi in cui il materiale che qualcuno pubblica su internet gli si ritorce contro.

Da un sondaggio condotto su 600 compagnie britanniche, una su 5 usa siti come Facebook per controllare possibili impiegati, prima di assumerli. Jacqueline Thomson, della Brands2Life, ha scartato un candidato dopo aver visto che aveva usato Facebook per parlare male dei precedenti datori di lavoro e discutere informazioni aziendali.

I giornali hanno parlato delle multe a Oxford più o meno allo stesso modo e senza particolare enfasi. Più interessanti sono i commenti dei lettori agli articoli on line: tra le decine di persone intervenute su varie testate, soltanto una si chiede com’è possibile che un’università abbia il potere di fare multe e minacciare di non permettere a una persona di laurearsi. Per la maggior parte degli altri, la discussione verte su Internet e il bisogno che sentiamo di condividere la nostra vita con persone che spesso non conosciamo, e senza renderci conto delle conseguenze che questo può causare.

Sebbene lasci molto perplessi che ubriacarsi, prendere droga e commettere atti di violenza e poi pubblicarne le foto su Facebook passi inosservato, mentre versare addosso a un amico un po’ di farina costi un’immediata multa, uno dei lettori di Times On Line dà il miglior consiglio agli studenti per non essere beccati: evitare di farsi fotografare infrangendo le regole e poi pubblicare le foto su internet.

Ironia della sorte, Facebook è nato come progetto universitario.


DIVENTA CONSOLE PER AGGIRARE IL DIVIETO DI FUMO

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Domenica 1° luglio entra in vigore in Inghilterra la legge per il divieto di fumo nei luoghi pubblici, ma sebbene gli inglesi l’abbiano accolta positivamente e come un incentivo a smettere di fumare, un uomo sta mettendo in crisi il sistema.

Bob Beach, proprietario del pub The Wellington Arms, a Southampton, potrebbe aver trovato il modo per essere l’unico locale in tutta l’Inghilterra in cui sarà consentito fumare. Per riuscirci, sta cercando di far diventare il suo pub l’ambasciata di Redonda: una piccolissima
isola dei Carabi, e quindi non soggetta alle leggi inglesi.

Il signor Beach ci ha spiegato che l’idea gli è venuta da un suo cliente, cardinale dell’isola, attraverso il quale è riuscito a farsi nominare prima Cavaliere, e poi Console del Regno di Redonda, come attesta una targa sul muro del suo pub, che proclama il locale Consolato dell’isola su territorio inglese.

Secondo gli esperti, la possibilità che il pub diventi anche ambasciata è remota, perché l’isola non è una nazione, ma un territorio. Ciò nonostante, l’uomo è ottimista.

Tutto questo impegno e l’inventiva sarebbero ammirevoli, se non fosse che cercano di contrastare una legge fatta per salvare migliaia di vite.

Il governo Inglese si aspetta che con questa legge 700 mila persone (il doppio rispetto al solito) smetteranno di fumare quest’anno, e quindi tagliare drasticamente i 106 mila morti annui per
malattie collegate al fumo.

Secondo la Ash, un’associazione per eliminare i danni causati dell’uso di tabacco, grazie alla
legge antifumo 4 milioni di inglesi cercheranno di smettere di fumare nei prossimi 12 mesi, e cioè il 40 % dei fumatori in Inghilterra.


COME PICCHIARE, AMMAZZARE E DIVENTARE AMICI

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In questi giorni esce in Inghilterra il Lunatic . Il film ha attirato l’attenzione dei Media e giornali prestigiosi come il Times, perché è stato realizzato in 21 giorni, a un costo di 40 mila sterline (60 mila euro): una cifra praticamente irrisoria per un lungometraggio.

La ragione di un costo così basso è che per girarlo, il regista ha scelto attori non professionisti, gente della strada che doveva interpretare se stessa.

L’uomo ha un metodo che definisce “pionieristico”, e consiste nel rendere le scene il più vicino possibile alla realtà, a beneficio dello spettatore. Ogni attore deve conoscere a memoria anche tutte le battute degli altri, così che quando la telecamera si accende, la scena è girata in un unico ciack: sequenze di 4 o 5 minuti senza tagli, che simulano la vita vera e lasciano anche spazio all’improvvisazione.

Il film, scritto, diretto e interpretato da Bill Maloney, prodotto da sua moglie Maria e girato dalla figlia Regan, è un gangster che prende spunto dalla vita dello stesso Bill, e come ogni volta che esce un film gangster, la stampa lo ha paragonato al qui.





MORTO 4 ANNI FA, ADESSO RECITA IN UNO SPOT

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In occasione del mese dedicato alla prevenzione del cancro maschile, martedì le televisioni inglesi hanno trasmesso un nuovo spot fatto dall'attore comico inglese Bob Monkhouse , che accomanda al pubblico di fare gli esami per prevenire e curare la prostata. La cosa strana è che l'uomo è mancato proprio per un cancro alla prostata, 4 anni fa.

Grazie a sofisticati effetti speciali, una controfigura in un cimitero e la voce di un attore, un gruppo di tecnici è stato capace di far rivivere l'uomo, in modo divertente, ma rispettoso.

Nello spot, l'attore dice: "Quello che mi ha ucciso uccide un uomo ogni ora in Gran Bretagna. E' persino più della cucina di mia moglie".

Jackie Monkhouse, la vedova dell'attore, ha dichiarato a The Sun: "Bob avrebbe amato questo spot. E' divertente, ma ha un messaggio serio".

La campagna di sensibilizzazione dell' Istituto per la Ricerca sul Cancro miraa far conoscere meglio i rischi che tutti i maschi, e in particolare quelli sopra i 50 corrono, e a far aumentare le donazioni per la ricerca sulcancro aitesticoli e alla prostata.

Secondo la Fondazione per la Ricerca sul Cancro, quello alla prostata colpisce circa 32 mila persone all'anno nel Regno Unito, e ha addirittura superato il tumore ai polmoni, diventando il più comune tipo di cancro tra i maschi. Ma anche se ora è quasi comune come quello al seno, riceve solamente una frazione dei fondi destinati alla ricerca.

Oltre allo spot pubblicitario con Bob Monkhouse, in Inghilterra sono previste altre manifestazioni per la sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Una di queste è avvenuta a Leicester Square, uno dei posti più turistici di Londra, dove vengono presentati di solito i film più importanti, in anteprima europea.

Durante l'ora di punta, 24 uomini in nero si sono sdraiati uno dopo l'altro sul pavimento, a simboleggiare le 24 persone che muoiono per questa malattia ogni giorno, soltanto nel Regno Unito.

Per vedere un servizio correlato allo spot di Bob Monkhouse clicka qui.


ANCORA BRUCIA








Quello che era

E non è più

Ancora Brucia.